Viviamo di numeri ma non siamo un numero

Sto lavorando troppo. Sono stanca, svogliata e poco lucida. Lavorare 100 ore, o più, a settimana non è virtuoso. Non lo è perché un ritmo simile ci accompagna quasi inevitabilmente a rinunciare a grosse porzioni dell’altro che compone la nostra vita. Non solo, ma nel mondo di oggi, costituito sempre più da enormi quantità di numeri e dati ci stiamo appiattendo nell’analisi di questi ultimi e nella definizione di obiettivi a breve o brevissimo termine, costruiti su questi dati.

In realtà, però, quando ci si cimenta in una impresa, c’è una porzione di risorse, anche molto consistente, che non si fonda su numeri e dati ma si fonda su qualcosa il cui nome ci fa rabbrividire al solo sentirlo: l’intuizione. L’intuizione è il male, ci hanno detto. Bisogna essere razionali, basare le proprie scelte sugli elementi certi, non spostarsi dal percorso.

L’intuizione è infida. Lo è perché si basa sull’esperienza e, conseguentemente, spesso su stereotipi. Per esempio, se non vedo mai o quasi mai donne in posizione di leadership posso pensare, quando incontro una donna per la prima volta, che abbia un impiego modesto e che non ricopra un ruolo di responsabilità o, ancora, di potere.
Allo stesso modo, se non vedo mai un uomo al parco con i suoi bambini o non lo vedo mai occuparsi di loro posso pensare che un uomo non sia adatto a quel compito. I nostri bias cognitivi, quindi, possono essere molto pericolosi, specie quando valutiamo le persone.

Ma anche in questo caso, queste sono conseguenze di un mondo che sempre più si fonda sulla ragione, sul lavoro dell’emisfero sinistro del cervello. Stiamo sostituendo la conoscenza con l’informazione. Ci lasciamo inondare di dati, pezzi di dati, bocconi di dati, ma la mia impressione è che nel tempo questo modo di procedere ci faccia costruire un modello di interpretazione della realtà fortemente focalizzato sul piccolo pezzetto su cui ci stiamo concentrando, e ci fa perdere la capacità di relazionarci con il mondo in modo più ampio, più globale. Stiamo perdendo, mi sembra, la visione più complessiva di quel che facciamo.

L’intuizione si basa sull’esperienza, vero, ma è anche quella risorsa che collega la parte destra e quella sinistra del cervello, riuscendo a generare una visione più complessa e articolata di una determinata situazione o di un certo problema. Ed è quando si crea questa connessione che, a mio modo di vedere, nascono le decisioni o le scelte migliori. Se provi a risolvere un problema nel modo che hai sempre usato non farai che replicare la storia. Ma se ti concedi il tempo e lo spazio mentale per lasciar fluire il pensiero, per far spazio all’intuizione, alla parte emotiva del tuo interiore, ecco che allora la musica può cambiare.

E ho la sensazione che lavorare troppo, almeno per me, significhi lavorare peggio. Mi sembra di non essere più capace di stare nel momento. Penso continuamente a quello che devo fare, o che potrei fare, ma non mi soffermo a coltivare il potenziale che ho dentro, quello che ognuno di noi possiede. Vivo in un mondo fatto di milestones, deadline e punti di arrivo. Che però sono sempre oggi per ieri, oggi per domani.

E se la risposta fosse, invece, riempire di spazi vuoti le mie, le nostre giornate? Se la risposta fosse riappropriarci di altro? Di quello spazio “inutile”, nel senso di non finalizzato a un obiettivo concreto, che però alimenta la nostra crescita come esseri umani e, di conseguenza, come professionisti?

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Non sai cosa fare? Fai una lista

Faccio liste per tutto. Per casa, per lavoro, per diletto. Liste su liste. A volte mi chiedo se non sia una perdita di tempo fare tutte queste liste. Ma mi accorgo che, quando non le faccio, è davvero il momento in cui il tempo lo perdo, o meglio lo spreco. Fare liste, mettere nero su bianco le priorità e soprattutto gli obiettivi che voglio raggiungere, mi aiuta moltissimo a mantenere il focus e a non tergiversare. A non impigrirmi, anche.

Personalmente faccio ancora le liste sulle mie innumerevoli Moleskine, una per ogni ambito della vita. Non riesco a farne a meno e anche se so che suona un po’ demodé, scrivere a penna sulla carta mi aiuta a pensare meglio, a prendermi il tempo per soffermarmi sulle parole prima di scolpirle in modo irrimediabile. Molto più difficile che affidarsi a un editor di testo che ti consente di scrivere/cancellare in un flusso di coscienza che, spesso, confonde anziché chiarire.

Il mio suggerimento è di avere 3 liste di base:

  1. La lista Lavoro: cose da fare giornalmente/settimanalmente. Obiettivi da raggiungere. Azioni da compiere per raggiungerli. In questo senso è necessario evitare di essere vaghi, cerco sempre di definire bene che cosa voglio fare e che cosa ne voglio ottenere. Per esempio fare 10 telefonate o mandare 10 mail per ottenere 2 nuovi appuntamenti. O cose simili. È importante, perché a fine giornata, se non avrai fatto le tue 10 azioni per ottenere il tuo obiettivo saprai perché non lo hai raggiunto. Se invece le hai fatte e l’obiettivo non lo hai raggiunto ugualmente, saprai che domani dovrai probabilmente aggiustare qualcosa nella tua strategia. Utile in ambedue i casi, no?
  2. La lista Casa: per chi come me è tendenzialmente disordinata avere una lista aiuta a gestire le cose da fare in casa che, non si sa come mai, sono sempre tantissime, senza perdere di vista il benessere generale della famiglia. Certo, ho una persona che mi aiuta con le faccende domestiche altrimenti non ne uscirei viva e anche perché detesto occuparmene. Lavoro tutto il giorno e il poco tempo libero che ho proferisco dedicarlo alla famiglia. Ma, comunque, ci sono sempre mille cose che si possono e devono fare per gestire al meglio le esigenze di tutti i componenti del nucleo familiare. Quindi lista della spesa, lista delle cose da riparare/sostituire, lista delle cose da acquistare, lista decluttering (qui un bell’articolo della mia amica Raffaella di BabyGreen). E così via per tutto quello che vi serve.
  3. La lista Vita: lo so, può sembrare inutile e in effetti forse lo è, ma è così bello scrivere le mostre che voglio vedere, i luoghi che voglio visitare, le cose che voglio fare con mia figlia e con la mia famiglia. I vestiti che voglio acquistare (God Bless Instagram – qui una delle mie fonti di ispirazione preferite) o i libri che voglio leggere. Perché arriva sempre il momento in cui sei in libreria, di fronte a quel mare di opportunità, e rischi sempre di ritrovarti con il libro che proprio non volevi.

Insomma, se cercate un modo per mettere ordine e guardare meglio a quello che state facendo il mio suggerimento è, senza dubbio, quello di cominciare a fare una lista. A proposito, inizierò a fare la lista delle cose da mettere in valigia per le vacanze!