Il chatbot – ha senso o non ha senso?

In quest’ultimo periodo si è fatto un  gran parlare di chatbot questo nuovo strumento di comunicazione, che sta diventando una specie di sacro graal per brand e aziende che desiderino essere al passo con le evoluzioni continue che questo mondo digitale ci impone.

Intanto cos’è un chatbot. È uno strumento che si basa sulle piattaforme di messaggistica istantanea che, sulla base dei parametri secondo i quali è costruito, è in grado di fare da intermediario tra un’azienda e un cliente assicurando un supporto automatizzato per informazioni sui prodotti/servizi o per rispondere a un bisogno specifico.

Personalmente ho in merito una opinione molto laica, come un po’ su tutto, del resto. Mi spiego. Fare un chatbot perché è di moda, un po’ come quelle che si comprano i jeans a zampa ogni 10 anni quando, ciclicamente ahinoi, rifanno capolino in vetrina, anche no.

Ma i chatbot oggi rispondono ad effettive esigenze degli utenti e delle Aziende e quindi, se progettati su obiettivi specifici e con peculiarità interessanti, invece, perché no?
Intanto, gli utenti sono pronti a recepire questa novità o è l’ennesima vanity thing che stiamo usando noi delle agenzie per andare a raccontare qualcosa di nuovo ai nostri clienti? – (dai, su, ammettiamolo che a volte è così)
A quanto pare gli utenti sono più che pronti. Ubisend, per esempio, ci dice che ben il 63,9% dei clienti ritiene che le Aziende dovrebbero dotarsi di sistemi di messaggistica istantanea e il 49,4% afferma che userebbe più volentieri questo tipo di mezzo rispetto ad una telefonata per interagire con un Brand.

Insomma, il pubblico sembra pronto. Certo, avere n-mila persone che rispondono ai messaggi dei nostri utenti costerebbe una fortuna, ed è proprio qui che entra in gioco il chatbot. Uno strumento intelligente in grado di rispondere in modo anche molto sofisticato, a volte, a specifiche esigenze e che, in rapporto, ha un costo relativamente contenuto.
Ma quali sono i vantaggi di un chatbot?

  • Fornisce risposte 1:1
  • È istantaneo
  • È facile da usare
  • È 24/7

Per cosa può essere usato? Per molte, moltissime cose, tra cui:

  • CRM
  • Lancio di campagne di comunicazione
  • Customer Service
  • Riduzione del traffico verso i call center

C’è anche un altro utilizzo che si può fare del chatbot, noi lo abbiamo sperimentato con successo. Ma non posso dirvi qual è.

😉

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Bambini e social media

In questi giorni grazie a comuni amici che mi hanno parlato di un evento splendido, cui parteciperò sicuramente, Parole Ostili a Trieste il 17-18 febbraio prossimi, mi sono soffermata a riflettere ancora più attentamente di quanto già non faccia di solito sull’uso del linguaggio che facciamo sul web.
E linguaggio, oggi più che mai, non sono solamente le parole. Le immagini, i video, sono linguaggio, sono la scelta di raccontare una parte della propria vita in un modo fortemente coinvolgente, a volte emozionante addirittura. E così il pensiero è andato subito alle immagini dei nostri figli sui social network.
Come oramai i miei amici sanno, tendo a non pubblicare immagini di Emma su Facebook o altrove. Le pochissime volte in cui accade non la si vede mai in volto ma la sua presenza serve più a valorizzare un momento che a narrare della sua persona. Ed è una scelta non sempre facile. Mi piacerebbe poter mostrare al mondo il mio capolavoro, quella che ritengo la mia gioia più preziosa. Mi piacerebbe condividere la sua bellezza sconfinata, sarebbe gratificante vedere tutti quei like e quei cuoricini che, lo so per certo, riempirebbero la mia bacheca.
E allora perché no? Non tanto e non solo per le ovvie implicazioni legate alla fin troppo diffusa pratica della pedopornografia online, o perché la sola idea che l’immagine innocente della mia bambina possa alimentare discussioni orribili in gruppi chiusi di Facebook dove si consumano le peggiori scorribande dei leoni da tastiera (solo luridi topi nel mondo reale).
Scelgo di non farlo perché non sono proprietaria della sua identità, non sono io a dover decidere quale sia lo storytelling della sua immagine pubblica. Non sono io a dover stabilire in che modo descriverla. Lo farei comunque secondo il mio punto di vista, non per quello che lei pensa di essere, non nel modo in cui lo farebbe lei stessa. Magari in un modo che lei, da grande, potrebbe detestare.
E allora preferisco rinunciare, aspettando il giorno, mi auguro più in là possibile, in cui dovesse essere lei a scegliere di avere una presenza digitale. Quel giorno, magari, proverò a spiegarle che quello che si mette in rete resta. Per sempre. E che quindi va maneggiato con cura. Proprio come un figlio.