Non c’è nulla di più umano della salute, se ci pensiamo. Eppure di questi tempi ci interroghiamo sempre di più e sempre più in profondità su come introdurre Data Science e intelligenza artificiale all’interno del sistema sanitario. Perché? Perché ci servono algoritmi, tecnologia, applicazioni? Qual è lo scopo del gioco? Ebbene, dopo una esperienza di oltre 10 anni nella comunicazione legata alla salute, con tante campagne realizzate su temi importanti, patologie rare e non, posso dire che l’obiettivo è sempre lo stesso: accorciare i tempi di diagnosi, migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e, questa la sfida più grande, trovare nuove cure per antichi mali o soluzioni per patologie ancora scoperte.

L’intelligenza artificiale: uno strumento al servizio della salute

Ed esattamente come uno stetoscopio, che è forse il simbolo del medico per antonomasia, in questo senso anche l’AI va pensata come uno strumento. Uno strumento potente, in grado di far progredire ulteriormente la sanità. In che modo? In tanti modi diversi: migliorando la prevenzione delle patologie attraverso l’analisi di grandi data set, scalando i servizi in modo sostenibile per renderli fruibili ad un numero sempre maggiore di pazienti, automatizzando compiti umani come, per esempio, il riconoscimento di immagini e molto altro ancora.

L’intelligenza artificiale è in grado di estrarre combinazioni complesse e insight da una marea di dati, siano essi genetici, sanitari, provenienti dalle scoperte inserite in pubblicazioni mediche e così via. Una capacità di elaborazione che non potevamo neppure immaginare di avere fino a pochissimi anni fa. Non solo, ma possiamo usare l’AI all’interno delle strutture sanitarie, pubbliche o private che siano, per costruire sistemi in grado di autoadattarsi e migliorarsi costantemente, rendendole più efficienti sul piano operativo.

Più efficienza, in questo caso, si traduce in più salute.

Quando parliamo di ospedali, per esempio, ci sono un sacco di problemi infrastrutturali e di gestione che possono essere migliorati attraverso l’utilizzo della AI per efficentare i processi, arrivando ad aiutare molti più pazienti in modo scalabile. Ma come?

  1. riorganizzando i dati, de-identificandoli e mettendoli a disposizione della collettività
  2. utilizzando dati e AI a scopo di ricerca, per esempio per identificare condizioni anomale
  3. costruendo quello che è da sempre il Sacro Graal del mondo sanitario, ovvero l’opportunità di realizzare una medicina personale, virtuale e non, costruita sui bisogni di ogni singolo paziente.

Pensate per esempio se, usando questi strumenti, fosse possibile utilizzare le strutture fisiche solo per la gestione della fase acuta di una patologia, o nel caso servisse un intervento chirurgico, e potessimo invece utilizzare in modo smart gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per seguire da vicino il paziente nella fase di convalescenza, monitoraggio, ma anche in fase di prevenzione delle patologie. Tutto questo è già possibile, a livello tecnologico, ma è necessario un percorso di acquisizione di consapevolezza perché possa essere recepito e introdotto su vasta scala.

Più intelligenza artificiale, meno costi reali

Un progetto pilota all’interno di un ospedale milanese, per esempio, ha permesso soltanto attraverso l’analisi dei dati storici sull’utilizzo delle sale operatorie, di rimodulare lo scheduling delle sale stesse, aumentando del 50% gli interventi chirurgici erogati a parità di struttura. È facile immaginare l’impatto di un simile risultato sulla velocità di gestione delle liste d’attesa e sul ROI dell’ospedale, non solo in termini di migliorata gestione dei costi, ma anche e soprattutto per quella che è la sua mission: curare il maggior numero di pazienti nel miglior modo possibile.

Non c’è nulla di artificiale nell’applicare l’intelligenza dei dati al mondo della salute.

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