Intanto come suona strana la parola impostora, vero? Eppure esiste, è il femminile di impostore e l’ho controllato sul dizionario, perché non l’ho praticamente mai sentita usare.

Già questo dovrebbe dircela lunga su un sacco di cose, ma magari ne parleremo un’altra volta. Ho cercato questa parola perché sto leggendo un libro molto interessante che si intitola The Secret Thoughts of successufl women e che parla proprio della Sindrome dell’Impostore.

Ho letto per la prima volta di questa condizione mentale molto particolare, ma anche molto diffusa, in un articolo di Annamaria Testa dal titolo Sindrome dell’impostore: lo strano timore delle persone capaci e mi ha colpita molto.

Che cos’è?

Ti è mai capitato di pensare che quello che hai ottenuto o raggiunto nella tua vita sia solo il frutto di buona sorte o di pura coincidenza anziché della tua competenza e del tuo impegno? E ti è mai capitato che questo pensiero diventasse ricorrente, perpetuo, tanto da farti iniziare a pensare a te stessa come a una “truffatrice”? A me è capitato un sacco di volte e, a quanto pare non sono l’unica.

La Sindrome dell’Impostore colpisce nella stragrande maggioranza dei casi le donne, sebbene non sia infrequente anche negli uomini. È stata riconosciuta per la prima volta come un modello comportamentale dagli psicologi Pauline Rose Clance e dalla sua collega Suzanne Imes nel lontano 1978. La loro teoria iniziale era che le uniche ad essere colpite da questa sindrome fossero le donne. La ragione? Poteva nascondersi nelle prime dinamiche familiari (ad esempio l’assenza di lodi durante l’infanzia) e negli stereotipi sessuali della società. Ben presto si è scoperto, tuttavia, che lo stesso modello comportamentale e cognitivo è presente tra diversi tipi di minoranze: etniche e razziali, persone con disabilità, immigrati, ecc.

Detto questo, a parità di minoranza, ancora oggi la Sindrome dell’Impostore è molto più presente nelle donne che negli uomini. Ciò è dovuto in gran parte agli stereotipi di genere che la cultura dominante porta con sé. Per esempio, la convinzione che la donna sia votata per sua natura maggiormente verso le attività di cura anziché quelle di leadership o di comando.

Ma quali sono i sintomi della Sindrome dell’Impostore?

I “segnali” di questo modo di percepire se stessi sono molteplici e diversi tra loro, ma il principale è senza dubbio la paura di “essere scoperti” ovvero che, prima o poi, qualcuno capisca che siamo solo un bluff, la certezza che il nostro cartello di carte crollerà e saremo ricoperti di vergogna.
Il tentativo di evitare questo epilogo, o quantomeno di procrastinarlo il più possibile, ci porta ad assumere una serie di comportamenti specifici, uno o più di uno. Ne riconosci qualcuno nel tuo comportamento (o in quello di qualcuno che conosci?)

Lavori duramente e sei molto diligente

Chiunque soffra della sindrome dell’impostore è un grandissimo lavoratore. Non perché si diverta in quello che fa, o perché sia un maniaco del lavoro, ma per nascondere la propria incompetenza (o presunta tale) sotto la mole di una gran quantità di sforzi.

Ti senti un bluff

Anche quando ottieni un successo o raggiungi un traguardo, anzi specialmente in quei momenti, pensi che sia tutto una finzione, una bugia. Pensi che probabilmente qualcuno abbia commesso uno sbaglio, o preso un abbaglio o, peggio, che tu sia ancora una volta riuscita (o riuscito) ad ingannare tutti.

Cerchi di mantenere un basso profilo e di essere servizievole

A causa della bassa autostima che ti caratterizza, spesso cerchi di conquistarti la benevolenza altrui non basandoti sulla tua intelligenza o competenza, ma attraverso comportamenti sottomessi. Per esempio? Di solito chi soffre della sindrome dell’impostore è uno straordinario ascoltatore, cerca di comprendere i sentimenti e problemi dell’altra persona e se ne fa carico, anche se non hanno in alcun modo a che fare con lei (o con lui)

Temi che la tua stupidità venga smascherata

I comportamenti descritti fin qui, del resto, hanno un unico grande obiettivo, quello di nascondere al mondo la tua stupidità. Lavorando sodo e rendendoti amabile nel tuo ambiente professionale ti sembra di mettere in campo una serie di stratagemmi per coprire la tua incapacità, incompetenza o, addirittura, mancanza di intelligenza.

Svaluti i tuoi sforzi e il valore di quello che realizzi

Ti secca parlare di soldi o farti pagare per il tuo lavoro, chiedi meno di quanto meriteresti, ti offri di lavorare gratis e così via. Essere a disposizione degli altri sempre e a qualsiasi costo è una delle manifestazioni più comuni della Sindrome dell’Impostore.

Apparentemente, potrebbe sembrare un problema di poco conto, di fronte ad altri e più gravosi problemi che incontriamo nella vita, ma è tutt’altro. La sindrome dell’impostore colpisce duramente tutti i gruppi sociali, quasi allo stesso modo. E il dolore di non riuscire a credere di essere in grado di avere successo nella vita, di essere qualcuno su cui valga la pena investire o che meriti di essere amato è innegabile.
Ecco perché, se leggendo queste righe hai riconosciuto una parte di te, è importante riconoscere da subito il problema e lavorarci su.

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