Sembra impossibile mangiare un elefante intero. E in effetti lo è, a meno che non lo si mangi un pezzo alla volta“.

Ci sono momenti, molti, nella vita, in cui questa parola oramai abusata si rivela in effetti un’alleata preziosa. Ma che cos’è, di fatto, la resilienza Potremmo dire che è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi difficili, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà che ci si presentano.

L’individuo resiliente ha una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a «leggere» gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, è incline a interpretare i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità piuttosto che come una minaccia, e di fronte a sconfitte e frustrazioni tende a non perdere la speranza.

Perché se è vero che esistono periodi, più o meno lunghi, nella vita, in cui tutto sembra andare storto, è anche vero che le persone non sono stressate dagli eventi in sé, ma dal modo in cui li interpretano. In altre parole, la resilienza non è una questione fisica o fisiologica, ma è funzione della nostra valutazione cognitiva, del nostro modo di guardare il mondo e di comprendere i fatti.
Qualunque sia l’obiettivo finale che ci prefiggiamo di raggiungere, o nel momento in cui vogliamo superare una avversità, le nostre convinzioni sulla riuscita condizionano il risultato finale.

Già, ma come si impara la resilienza?

Personalmente ho trascorso gran parte della mia vita, direi fino ai 40 anni, senza nemmeno sapere cosa fosse questo stato interiore. E subivo qualsiasi evento della vita, positivo o negativo che fosse, trasformandolo in una fonte di ansia e stress che in certi momenti ha rischiato seriamente di compromettere la mia sanità mentale. Ma si sa, con la vecchiaia arriva anche un pizzico saggezza o, più semplicemente, ho deciso di prendere il controllo e vivere meglio. Così mi sono messa di buzzo buono, perché ad essere resilienti si impara, si può imparare. Come?

Spezzettate i problemi

La prima cosa da fare, qualunque sia l’ostacolo, la difficoltà o l’evento avverso che state affrontando, smettete immediatamente di concentrarvi sull’intera operazione. Guardare la cima della montagna vi farà sentire piccoli e fragili, e non è quello che vi serve. Spacchettate il problema, un po’ come facevamo al liceo con le versioni di latino e greco (ah, finalmente ho capito quando mi dicevano un giorno tutto questo dolore ti sarà utile): trovate il verbo, risolvete quello e da lì prendete il bandolo per sbrogliare il resto della matassa. No, non sto suggerendo di riprendere in mano il Rocci e tradurre Esopo, ma ci siamo capiti.

Ponetevi degli obiettivi quotidiani, raggiungibili

La soluzione. di un problema, e soprattutto di un grosso problema, difficilmente è costituita da un atto singolo. Molto più spesso, per arrivare in fondo, è necessario un vero e proprio percorso fatto di step intermedi. Ecco, fissare degli obiettivi quotidiani da raggiungere, delle azioni da compiere che sappiamo possiamo eseguire, ci consentirà di riacquistare il senso di controllo e di riprendere fiducia nei nostri mezzi. Se facciamo un piano, e ci atteniamo al piano, ci sentiremo più convinti di riuscire e questo produce un circolo virtuoso. La resilienza è anche, e soprattutto, ricollocare il controllo al proprio interno, smettere di viverci come vittime degli eventi e ridiventare protagonisti della nostra vita. Coloro che pongono il luogo del controllo internamente, dentro di sé, ritengono infatti che le cose dipendano in massima parte da loro: farcela o non farcela, raggiungere o meno un obiettivo dipende dalle proprie capacità e dal proprio impegno. Ed è così molto più spesso di quanto ci piace raccontarci.

Siate flessibili

Ho detto fate un piano, non ho detto che tutto filerà secondo i piani. A volte bisognerà rivedere il percorso, adattandolo a un eventuale nuovo scenario che dovesse presentarsi. È del tutto normale e va messo nel conto. Essere davvero forti significa, occasionalmente, persino essere in grado di rinunciare al controllo. Gli eventi negativi sono, per la maggior parte, temporanei e limitati. Siamo noi ad attribuire loro un ruolo e una portata spesso molto più ampi di quanto non siano in realtà. Quindi cosa fare se, rispetto al piano iniziale, qualche condizione è cambiata? Semplice, rivedete il piano. That’s it.

Siate disciplinati

Se la resilienza si può imparare, come per ogni altra arte è necessario applicarsi, soprattutto all’inizio. Di fatto, stiamo chiedendo a noi stessi di modificare la nostra valutazione cognitiva del mondo per adottarne una più funzionale e meno distorta. Se lo facciamo con costanza e dedizione, anche il nostro cervello dopo un po’ di tempo si modificherà in modo tale da rendere permanenti i cambiamenti. Ma, ed è questo il punto, non possiamo arrenderci alla prima difficoltà.
La resilienza è una disciplina, ovvero qualcosa che si ottiene in cambio di impegno e dedizione. Non ci sono scorciatoie. Nessun mezzo, nessuno strumento è miracoloso e assicura risultati senza applicazione. Purtroppo non si diventa più resilienti da un giorno all’altro, senza fatica, magari delegando le scelte della nostra vita al guru di turno.

Meditate gente, meditate

Sì, lo so. Sembra la panacea di tutti i mali. E non lo è. Come molte altre cose, lo yoga per esempio, la meditazione è solo uno strumento. Un potentissimo strumento, a dire il vero, se praticato con costanza.
Perché? Perché è una cosa così semplice da risultare incredibilmente difficile: prestare la massima attenzione al proprio respiro. Vi sembra una cosa stupida? Provateci per qualche minuto, senza che alcun altro pensiero vi attraversi la mente, e poi ne riparliamo.
Ma la cosa bella è che la meditazione non è una prestazione, non c’è un risultato da raggiungere, è davvero qualcosa che facciamo solo ed esclusivamente a beneficio di noi stessi. Tutto ciò che avviene, distrazioni, noia, fastidio compresi, è la meditazione stessa.
Ecco perché può essere utile, almeno all’inizio, ritagliarsi degli spazi di pochi minuti nell’arco della giornata per praticare. L’obiettivo è che gradualmente si diventi capaci di estendere l’atteggiamento mentale della meditazione a tutti i momenti della giornata, al di fuori degli spazi inizialmente deputati.

La meditazione, la pianificazione e la disciplina possono aiutarci a diventare più resilienti, ma di certo non ci renderanno invulnerabili alle avversità della vita. Detto questo, se le avversità della vita ci sono e ci saranno comunque, preferisco avere delle buone frecce nella mia faretra per affrontarle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *