Lo scorso 2020 è stato sicuramente un anno complesso, che ha messo a dura prova tutti noi da tanti punti di vista: emotivo, affettivo, economico, professionale e familiare.
La vita come la conoscevamo ci è stata sottratta in modo repentino e senza appello e siamo stati costretti, volenti o no, ad adattarci a nuove regole, nuovi modi di stare insieme, privazioni di vario genere, non ultime quelle relazionali, paure sul presente e sul futuro del proprio lavoro o dei propri progetti.
Ebbene, nonostante in questi ultimi 12 mesi io abbia dovuto affrontare tante difficoltà, sono grata all’anno che è trascorso. Mi ha insegnato molto, moltissimo, specie rispetto a ciò di cui ho veramente bisogno per sentirmi felice, ma soprattutto mi ha insegnato qualcosa a proposito dei periodi complicati. Provo di seguito a riassumere le cose che ho imparato, magari può essere utile a qualcuno.

Ricordati di accendere la luce

La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo ci si ricorda di accendere la luce.
Albus Silente

Sarà che sono una grande fan di Harry Potter, ma questa è una delle frasi che più amo di tutta la saga. La amo particolarmente, perché ci ricorda che siamo noi a scegliere quanto può essere buio il buio. Abbiamo in noi gli strumenti per ritrovarci e ritrovare la luce, l’unica cosa che dobbiamo fare è ricordarci di metterli in funzione.

E trovo sia proprio vero, è sorprendente quali e quante risorse possiamo trovare in noi stessi nei momenti di necessità. Capacità e forza che non sospettavamo minimamente di avere, ma che di fronte alla necessità autentica vengono fuori in tutta la loro potenza.

Crocifiggersi non serve a niente

A volte le situazioni negative che ci circondano sono determinate dalle nostre scelte. Beh, diciamo quasi sempre va. Ebbene, è un fatto. Ora, possiamo scegliere se continuare a flagellarci sotto il peso della colpa e dell’autodistruzione, oppure decidere che si, siamo stati degli idioti, abbiamo fatto scelte che non avremmo dovuto fare, ma ora siamo qui e l’unica cosa che possiamo fare è farne altre, di scelte. Possiamo solo andare avanti, in fondo. Indietro non si torna e per quanto possa apparire banale, è forse la consapevolezza che regala la miglior liberazione di sempre.

Chiedi aiuto

Non è scritto da nessuna parte che dobbiamo per forza farcela da soli. Sì lo so, a ognuno di noi piace pensarsi quasi invincibile, forte, in grado di badare a se stesso. Indipendente. La verità, però, è che ci sono momenti nella nostra vita in cui il confronto con l’altro è quantomai importante. Non solo per sfogarsi, e sarebbe già molto, ma anche per uno sguardo esterno e pulito su ciò che ci sta capitando, sul nostro sentire, sul nostro percepirci. Alzare il telefono e chiamare un amico o un’amica non solo non è un reato, ma probabilmente farà bene ad entrambi. A noi che siamo in difficoltà e abbiamo bisogno di aiuto e all’altra persona che sentirà di avere davvero un ruolo di partecipazione nella nostra vita.
L’amicizia non si vede solo davanti uno spritz. Anche, ma non solo.

Ricava uno spazio per te, lontano dai problemi

Questa è stata forse la cosa più difficile per me. Quando mi sento sommersa da problemi e preoccupazioni non lascio mai posto ad altro nella mia giornata. Mi sembra che se non dedico tutte le mie energie e la mia attenzione alla risoluzione di quel che non va, io stia tradendo il mio ruolo nel mondo. Sciocchezze. Al contrario, questo tipo di comportamento non fa altro che farci perdere lucidità e capacità di analisi, elementi fondamentali in ogni buona soluzione di qualsiasi criticità.

Ricavare uno spazio, anche piccolo, durante la giornata, in cui lasciare da parte i problemi per dedicarsi a qualcosa che ci fa stare bene è un autentico toccasana: yoga, corsa, musica, cucina, una passeggiata con il cane, un buon libro. Qualsiasi cosa va bene, purché sia in grado di farci sentire ancora vivi.

Cerca di dormire bene

Non dormire, trascorrere la notte arrovellandoci nei pensieri, non ci fa bene. Non aiuta a mantenerci in una condizione di buona salute e non ci aiuterà certamente a risolvere i nostri problemi, anzi. La stanchezza, il conseguente nervosismo, l’incapacità di guardare alle situazioni con obiettività, sono esattamente quelle condizioni che dobbiamo evitare come la peste se vogliamo uscire dall’empasse.

Il mio suggerimento è quello di cercare di trovare un ritmo corretto di sonno e rispettarlo. Si possono utilizzare anche applicazioni che ci permettano di rilassarci prima del sonno. Io, durante il terribile 2020, ho usato nei periodi più complicati una app per la meditazione che si chiama Serenity e con cui mi sono trovata molto bene. Ha dei programmi di meditazione per addormentarsi veramente fantastici. Anche la valeriana è ok, qualsiasi cosa purché vi consenta di addormentarvi facilmente e di riposare. Il giorno seguente sembrerà tutta un’altra vita.

Risolvi una cosa al giorno, anche piccolissima

Quando guardiamo la cima della montagna sembra davvero irraggiungibile. La scalata appare fuori dalla nostra portata, eccessivamente impegnativa e costellata di pericoli. Ma, come proprio la montagna insegna, bisogna mettere un passo dietro l’altro e guarda a terra, non in alto.
Ti accorgerai che la distanza tra te e il tuo obiettivo si accorcerà giorno dopo giorno e che, quasi, non ti renderai conto della strada che hai fatto fino a quel momento. Concentrarsi sulle piccole cose aiuta, perché ci riporta i problemi ad una dimensione affrontabile.

Fai qualcosa per gli altri

Essere concentrati al 100% su noi stessi e su cosa non sta funzionando, tende a farci vedere tutto nero e a farci sentire come fossimo le persone più sfortunate del mondo. Ecco, non è così. Personalmente, spostare il punto di vista mi aiuta molto. Cercare di guardare un po’ più in là del mio naso, accorgermi di chi è in difficoltà come e più di me mi aiuta a rimettere le cose dritte, a riconsiderare e relativizzare tutto.

Così, nel 2020, insieme ad alcune amiche molto speciali, ho dato vita ad AMINa odv, una associazione che ha come obiettivo la tutela della nascita in quelle zone del mondo dove, ancora oggi, partorire è difficile e rischioso per la vita della mamma e del bambino. Sono molto orgogliosa di questo progetto, ancora di più perché nato in un momento in cui mi sembrava non ci fosse spazio per altro.

La vita è fatta di cicli, accettalo

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