Ieri sera, nella mia videochiamata con il mio faro in questa nebbia da Coronavirus, ho ascoltato questa frase: la cosa più tremenda è che sei il peggior nemico di chi ami.

Già. A dire il vero ce ne sono tante di cose tremende e, francamente, tra queste non rientrano l’impossibilità di farsi una corsetta la mattina. E no, non è tra i diritti inalienabili dell’uomo. Non lo è neppure il dover stare chiusi in casa, magari con dei bambini.

Di cose tremende ce ne sono tantissime, così come tante di cui esser grati, ma questa è probabilmente, sul piano emotivo, la più inaccettabile: le persone che ami potrebbero rappresentare un pericolo per te e tu potresti rappresentare un pericolo per loro. Il nemico non colpisce estranei, non è altro da noi, non è qualcosa che possiamo combattere stando uniti e rifugiandoci accanto alle persone che amiamo di più.

Al contrario, rifugiarci tra le braccia di chi amiamo di più potrebbe essere loro fatale. Pensate solo ai bambini con i loro nonni. Cosa darebbe mia figlia, ora, per averli vicino? Immagino tanto, tantissimo. Ma non si può. Perché questo amore potrebbe essere un enorme pericolo per loro, se solo lei fosse portatrice sana del virus. Essendo noi chiusi in casa da settimane probabilmente non lo è, ma chi può dirlo dato che papà è dovuto uscire di casa per la spesa lunedì? E quindi altri 14 giorni di precauzione.

E pensate per un momento a tutti coloro che, per forza maggiore, devono lavorare. Non solo i sanitari e i medici a cui va il nostro grazie più grande e sentito, ma anche, per esempio, chi lavora nei supermercati. Mi chiedo con quale cuore e quale coraggio possano affrontare il fatto di non poter abbracciare il proprio marito, la propria moglie oppure i propri figlia la sera. Di non poter dare loro il bacio della buonanotte , perché non lo sanno, se hanno contratto il Coronavirus oppure no. Non è forse atroce questo?

E ancora. In questa partita a scacchi si muore soli. Si entra soli in ospedale e si muore soli in ospedale. Ecco, forse quello che sto per dire è idiota, stupido e me ne scuso in anticipo. Ma più ancora dell’idea che una persona che amo possa morire, in fondo è qualcosa che (si spera il più tardi possibile) sappiamo accadrà, mi distrugge l’idea che possa morire senza che io sia lì ad abbracciarla o tenerle la mano. A dirle quanto l’ho amata, quanto la amo e quanto la amerò.

Perciò resto a casa mia. Lontano da tutte le persone cui voglio bene. Perché gliene voglio davvero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *