Questa è la metafora che ha condiviso con me un amico medico carissimo, in questi giorni, via whatsapp: è una partita a scacchi.

E come in ogni partita a scacchi non conta solo la singola mossa, ma il disegno complessivo, la strategia globale, per vincere. Solo che, in questo caso specifico, devi anche muovere le tue pedine in fretta, perché mentre aspetti qualcuno muore. E se sbagli, ne muoiono anche di più.

La mia impressione, invece, come scrive oggi molto meglio di me Paolo Rumiz su Repubblica, è che ci stiamo muovendo alla Ognun per sé e dio per tutti. E probabilmente stiamo perdendo una grande occasione. L’occasione di unirci ancora di più a livello europeo, per esempio. L’occasione di fare dell’Europa un unico grande Paese davvero, con leggi comuni, fisco comune, regole comuni. Per carità, non pretendo certamente che in questi giorni drammatici ci mettiamo a scrivere nuove regole. Ma che proviamo a dimostrare un atteggiamento di coesione sì. Perché sarebbe poi sulla base di quell’atteggiamento, di quel comportamento, che potremmo sederci allo stesso tavolo e scrivere quelle regole condivise, insieme.

La crisi che stiamo affrontando è epocale. E anche apocalittica, oserei dire. Sempre riprendendo la conversazione con Fabrizio, che è la mia daily dose di amara realtà anche se gli voglio troppo bene, mi diceva (parafraso perché il messaggio originale e i suoi numeri li tengo per noi, lo ritengo doveroso):

Passeggiavo stamattina (albergo-ospedale) e pensavo: il virus colpisce il la stragrande maggioranza della popolazione (studio Vó), sappiamo che una rilevante percentuale ha bisogno di cure intensive/subintensive. Su 7,5 miliardi sono davvero un numero strabiliante di persone. Nei paesi occidentali ci sono le terapie intensive e ci si cura, con difficoltà ma ci si cura. Altrove non hanno nulla (per esempio in Africa…). Totale morti: una follia.
La natura ha fatto la sua mossa!
E per fortuna forse è solo scacco e non scacco matto.

Ecco, questa visione mi sembra interessante e certamente condivisibile. Si tratta senz’altro di una mossa della Natura, non so dire se casuale o determinata. Una mossa sicuramente strategica. E, appunto, chi è più strategico a scacchi vince.

Ci siamo ritenuti padroni del mondo, ma non lo siamo. Ci beiamo della tecnologia, di tutte le nostre conquiste: mari, monti, persino lo spazio. Siamo arrivati ovunque e questo ha radicato in noi un senso di onnipotenza che non ci appartiene. Siamo esseri finiti, piccoli e molto fragili al cospetto di madre natura. Una Natura che ci ha tanto amati e alla quale non abbiamo tributato il minimo rispetto. In fondo, potevamo anche aspettarcelo, prima o poi, un brutto scherzo.

Mi resta una domanda. In questa partita Uomo-Natura che stiamo giocando, quanti scacchi giaceranno sulla scacchiera quando la partita sarà finalmente finita?

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