È iniziata, almeno per me e la mia famiglia, la quarta settimana a casa. Da lunedì 24 febbraio, infatti, complice la chiusura delle scuole a Milano con Emma a casa, siamo in smart working.
Che poi, working. Lavoriamo sì, mandiamo avanti i progetti in corso, cerchiamo di portare avanti il dialogo su quello di nuovo che dovrà arrivare, ma la verità è che le cose procedono a rilento.
E come potrebbe essere altrimenti?

La situazione ha un sapore surreale, viviamo in un tempo sospeso che non abbiamo mai sperimentato, cui non eravamo né pronti e né preparati, uno stile di vita che non potevamo neppure immaginare. Eppure eccoci qui, nell’arco di una notte tutto è cambiato, sono saltate routine, progetti, incontri.

Non tutto è negativo, però. Personalmente ho la sensazione che possiamo, anche da tutto questo, trarre qualche insegnamento e sperare di portarlo con noi anche quando tutto questo sarà finito (già, quando?). Provo a indicare di seguito alcuni elementi di gratitudine su cui ho avuto modo di riflettere e che valgono per me, ma magari anche per qualcuno di voi.

Gratitudine per la mia famiglia

Diciamocelo, all’idea di trascorrere le giornate a casa con coniuge e figli ci è corso un brivido lungo la schiena. Non siamo abituati ad essere mamma e papà full time, a dover interagire con loro tutto il giorno, a dover conciliare le nostre esigenze con le loro, anche mentre lavoriamo. Non sempre è facile, a volte ci si stanca, a volte ci sono delle incomprensioni. Ma non è impossibile e, soprattutto, è bellissimo. Considero un privilegio avere l’opportunità di trascorrere questo tempo con la mia famiglia, e penso sempre a chi questa chance non ce l’ha. Deve essere ancora più dura.

Sono grata per la scuola e le maestre

Sono meravigliata e grata per quello che le nostre maestre stanno facendo, con tutti i mezzi a disposizione: audio-lezioni, video-lezioni, dettati su whatsapp, schede, giochi e chi più ne ha più ne metta. Una presenza lontana ma vicinissima, in questo momento così delicato. E vedere il sorriso che si apre sul viso di Emma nel vederle/sentirle mi fa capire ancora di più quanto siano una presenza fondamentale nella sua vita e, di conseguenza, nella nostra.
Apprezzo anche il fatto che non li stiano caricando di compiti. Per carità, è vero che sono solo in terza elementare, ma trovare l’equilibrio non deve essere stato facile eppure lo hanno fatto. Brave.

Gratitudine per la tecnologia

Ok, la rete va un po’ più piano in questi giorni. E d’altro canto siamo tutti connessi, Netflix macina come un treno e succhia banda. Detto questo, grata per vivere nell’era dell’Iphone, di Netflix e di Whatsapp. Vi immaginate cosa sarebbe comunicare con i nostri cari via lettera, magari, aspettando una settimana perché la nostra arrivi e un’altra settimana per ricevere la risposta? E invece l’altro giorno ho persino giocato a Taboo via Skype con le mie nipotine e ci siamo divertite.

Gratitudine per gli amici

Sono ancora tutti lì. Ci si sta vicini anche da lontano. Una telefonata sorseggiando un bicchiere di vino, la condivisione di cosa stai cucinando per cena, due chiacchiere in video prima di andare a nanna. Un calore vero, sincero, alla fine non così dissimile da quello che si prova stando vicini eppure così diverso. Fondamentale, comunque.
Ieri sera parlando con un’amica ho detto che quando me ne sarà data la possibilità la stritolerò in un abbraccio. E temo che sarà proprio così.

La felicità di saper cucinare

Non è lo stesso, non senza poter pianificare cene con gli amici o weekend con ospiti da lontano. Ma cucino. Cucino cose buone come se non ci fosse un domani (e stavolta, ahinoi, questa frase ha un che di vero). Ho la casa che trabocca di cibo, il freezer pieno di verdure già preparate e sono pronta a tutto. D’altro canto, oltre a tutto questo anche mangiar male sarebbe davvero troppo.

Ne usciremo amici, non so quando ma una cosa la so per certo. Ne usciremo più grassi.

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