Una ricerca Digiday sulle gare 2019 ha cercato di capire quanto la posizione delle agenzie di pubblicità sia stata minata dall’ingresso nel settore da parte delle società di consulenza.

Chi lascia la via vecchia per la nuova…mi verrebbe da dire. Quello che emerge è che, come spesso accade, abbiamo fatto molto rumore per nulla. O magari per nulla proprio no, ma senz’altro in modo oltremodo allarmistico.

Analizzando i budget assegnati a fine 2019 in UK (che diciamocelo, è sempre un pochino avanti a noi in questo tipo di mercato e quindi ci può fornire una visuale sugli accadimenti futuri a breve) e intervistando alcuni responsabili comunicazione in azienda, ha tratto alcune conclusioni interessanti.

A quanto pare, dopo una iniziale accelerazione in ingresso da parte di Accenture Interactive e Deloitte Digital, le società di consulenza al momento stiano facendo un passo indietro e che le agenzie siano ancora la destinazione privilegiata dei maggiori inserzionisti pubblicitari.

È una partita che si gioca senz’altro sul piano della competenza, in primis, e fare pubblicità non è, o non è soltanto, una questione di metodo. È indispensabile anche quel piccolo, insignificante elemento che chiamiamo idea. Ma a quanto pare non c’è solo questo.

Parlando con i responsabili media in azienda, Digiday ha colto perplessità che coprono uno spettro molto ampio di elementi. Da una parte la sensazione di superiorità espressa dalle società di consulenza, come se la qualità della loro collaborazione fosse quasi un dogma da accettare passivamente e senza possibilità di obiezioni. Ma c’è un altro aspetto che mi sembra interessante, perché è una cosa che ho sentito personalmente in uno dei miei incontri recenti.

I responsabili aziendali si sono resi conto che spesso le società di consulenza lavorano in palese conflitto di interessi, che si tratti di revisioni contabili, auditing media o acquisti di tecnologia che sono pagate per vendere.

Secondo Digiday, fino a quando aziende del calibro di Accenture Interactive e Deloitte Digital non potranno dimostrare perché sono un passo avanti rispetto alle agenzie di pubblicità, gli inserzionisti continueranno ad attenersi a ciò che sanno, nonostante le loro riserve. Perché, appunto, chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

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