La piattaforma del gruppo anglo-svedese, forte ormai di oltre 113 milioni di abbonati (dati di settembre), ha appena lanciato in Irlanda e in versione beta la sua applicazione destinata ai bambini, Spotify Kids. In versione beta, certo, ma con l’obiettivo di allargarla rapidamente a molti altri paesi. Target? I bambini dai tre anni in su e servizio incluso per chi abbia l’abbonamento Premium Family.

Le caratteristiche della applicazione saranno improntate, al di là di un trattamento visuale adeguato all’età del target stesso, anche ad una forte tutela della privacy, senza pubblicità e con contenuti selezionati da un team di persone in carne e ossa. Infine, nessun tracciamento di gusti e preferenze.

Da mamma, da genitore mi chiedo: c’era veramente bisogno di Spotify Kids?

In un momento in cui noi genitori facciamo l’impossibile per limitare al massimo il rapporto dei bambini con la tecnologia, con lo smartphone e con i device elettronici in generale, ecco che nascono nuovi modi per tenere i più piccoli appiccicati a questi ultimi.

Monitorare l’attività online dei bambini e il loro rapporto con la tecnologia è una delle sfide più importanti per i genitori di oggi. Per queste piattaforme è molto facile agganciare il bambino con contenuti creati su misura per lui. Con Spotify Kids collaborano partner del calibro di Nickelodeon, Disney, Discovery Kids e Universal Pictures, ma è davvero così che vogliamo intrattenere i nostri bambini? Un bimbo di 3 anni dovrebbe fare altro. Le storie dovrebbe sentirle lette da mamma, papà, un nonno o comunque una persona. Dovrebbe poter indicare le figure sul libro, chiedere spiegazioni, avere una interazione seria con la favola e chi la sta raccontando. Non dovrebbe essere lasciato solo a gestire e comprendere le proprie emozioni, ma andrebbe accompagnato nella loro scoperta in modo da fargliele conoscere e insegnargli a gestirle.

Siamo sicuri che una app, per quanto ben strutturata e sicura, possa fare anche questo? Siamo sicuri che, come genitori, vogliamo faticare meno affidando il tempo libero dei nostri bambini a un device tecnologico? Personalmente su questo ho le idee molto chiare: la mia risposta è NO.

E mi sconcerta la motivazione di Alex Norström, Chief Premium business officer di Spotify: “Sappiamo che le famiglie amano ascoltare contenuti insieme, che sia in auto o mentre preparano la cena ma sappiamo anche che i singoli membri della famiglia amano ascoltare da soli. Ecco perché accogliamo le nuve generazioni dell’esperienza inclusa dell’abbonamento famiglia”.

I singoli membri amano ascoltare da soli? Ma seriamente? Un bambino di 3-4 anni vuole la sua privacy mentre ascolta Spotify? Anche solo a scriverlo mi fa ridere. Sono sicura, purtroppo, che questa app, come tutte quelle dedicate ai bambini, avrà grande successo. La ritengo l’ennesima, grande sconfitta per la mia generazione. Fare i figli è bellissimo, crescerli adeguatamente è faticoso, impegnativo, a tratti snervante. Ma lo smartphone non può e non deve diventare la loro babysitter.

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