I miei primi 10 km, 3 cose che ho imparato.

Correre. Ricordo con orrore quando giocavo a tennis e la preparazione atletica prevedeva le sessioni di corsa: 30-40 minuti mi sembravano un supplizio. Non sono fatta per questo, ho sempre pensato. È una noia, mettere un passo dietro l’altro, non succede nulla di interessante, vuoi mettere sul campo dove ogni colpo è una sorpresa e una sfida diversa? Odio correre.

E questa ero io fino ad aprile di quest’anno. Cosa è successo? Semplice, ero grassa e non mi piacevo più. I miei orari e il mio stile di vita di donna che lavora e mamma non era compatibile con allenamenti ad orari fissi in palestra e così l’unica, terrificante alternativa se volevo rimettermi in forma era correre. Correre, all’alba, nell’unico tempo che avrei potuto ritagliarmi per me. Così mi sono scaricata un piano Runtastic per dimagrire e ho iniziato. Ricordo ancora il primo allenamento: 1 minuto di corsa + 1 minuto di camminata per 10 volte. Totale: 20 minuti. Alla fine ero stanca. Sì, ero stanca, e questo può farvi capire quanto fossi fuori forma.

Così ho fatto anche il secondo allenamento, e poi il terzo, spinta solo dal desiderio di stare meglio, di vedermi meglio, di poter rientrare in quei pantaloni e comprarmi dei jeans di una taglia in meno. Un motivo futile se volete, ma tant’è. Per me guardarmi allo specchio e riconoscermi nel mio corpo è importante. Insomma, allenamento dopo allenamento prima di agosto ero arrivata a correre ben 40 minuti di seguito, con una grandissima fatica, e a passo di lumaca per un massimo di quasi 7 km. Nulla di strepitoso, ma nel frattempo era accaduto qualcosa. Avevo perso 8 kg, mi sentivo più leggera ed ero felice di correre.

Sì lo so, sembra pazzesco e lo sembra ancora di più a me mentre lo scrivo.
Ad Agosto non ho corso. Ho nuotato al mare, ho cercato di curare l’alimentazione, ma ero in Puglia e non mi sono negata certo il cibo strepitoso che c’è in quella regione, ho semplicemente cercato di non esagerare e di scegliere bene. Non ho corso.
Appena sono tornata dalle vacanze, però, ho provveduto a rimettermi in riga e così ho pensato di darmi un secondo target: correre per 10 km. Una pazza, mi sono detta. Ho scaricato un altro piano, il cui obiettivo è di correre 10 km in un’ora (no, assolutamente non ci sono già arrivata) e i primi giorni del mese di Settembre ho ricominciato ad andare. Sempre all’alba, sempre rubando un’ora al sonno. Il tempo meglio speso di sempre.

Lunedì 9 settembre il mio allenamento prevedeva di correre 10 km in 1 ora e 20 minuti, li ho fatti in 1:15. Alla fine ero stanca, ma non esausta. Ed ero felice. Correre mi sta insegnando moltissimo su me stessa, e poiché non penso di essere speciale provo a condividere quello che sto imparando, perché magari è utile anche a qualcun altro.

Posso raggiungere i miei obiettivi, qualunque siano
Non importa quanto sfidante sia l’obiettivo che ti poni, quello che conta è il livello di impegno che sei disposto a mettere sul piatto per raggiungerlo. Quello che conta è se sei pronto a fare la cosa giusta anziché la cosa comoda. Se sei pronto a intraprendere un percorso sapendo che l’obiettivo è in fondo a quella strada, e che per arrivare in fondo devi mettere un passo dietro l’altro e che ogni piccolo passo che scegli di compiere conta, soprattutto quelli che fai con fatica. Sono quelli che ti porteranno ai successivi e ad essere più allenato e in forma alla corsa seguente.
La stessa cosa capita nella vita, lavorativa o privata che sia. Quella mail che ti scoccia mandare, quella telefonata che non ti va di fare, quella relazione che non hai voglia di scrivere sono tutti passi non fatti. Ti fermi, il tuo obiettivo si allontana e tu ti senti frustrato e anche in colpa.
Scegliere di fare la cosa giusta anziché la cosa comoda costa fatica, ma da una soddisfazione pazzesca. E soprattutto, senza che tu te ne renda conto, produce effetti positivi concreti sulla tua vita.

Il riposo è importante
Scrivere questo paragrafo all’1 di notte non è che faccia di me una guru del benessere, me ne rendo conto. Ma stasera va così e quindi andiamo avanti. Quando inizi a vedere i primi progressi nella corsa ti viene spontaneo intensificare gli allenamenti, provare ad andare a correre ogni giorno e così via. Niente di più stupido. Le pause, i giorni di relax per il fisico sono altrettanto importanti di quelli in cui ti alleni. Per riuscire a recuperare lo sforzo fatto ed essere pronto ad affrontare lo step di miglioramento successivo. Quindi nessun senso di colpa ma anzi la consapevolezza che quando si riposa il nostro organismo si rigenera.
Vale anche in ogni altro aspetto della vita, ci vogliono pause dal lavoro e anche dalla famiglia a volte. Non voglio certo dire di prendere e fuggire, ma ritagliarsi del tempo per rilassarsi e riposare anche solo leggendo un libro in santa pace, quello sì. Non sottovalutiamo le esigenze della nostra testa e del nostro corpo. Essere meno in affanno e meno sotto stress non potrà che far bene a tutte le persone che ci circondano, oltre che a noi stessi evidentemente.

Non ci sono scuse
Volere è potere, diceva qualcuno. E aveva ragione. Io, regina della pigrizia, ho sempre pensato che non sarei stata in grado di alzarmi la mattina molto presto per lavorare, figuriamoci per infilarmi pantaloncini e scarpe e uscire a correre come quei matti che mi è capitato di vedere spesso e volentieri. Ma la vita ama smentirci e ho capito che scegliere di farsi bastare un’ora in meno di sonno per costruire una routine del mattino che ci faccia stare bene è qualcosa di molto importante. In questo periodo sto utilizzando la routine di The Miracle Morning e mi piace, ma ne parleremo un’altra volta.
Le scuse che ci diamo per non fare quello che sappiamo essere il meglio per noi e che tuttavia costa fatica, sono dettate dalla paura di fallire. Spesso siamo così preoccupati di deludere noi stessi che ci risparmiamo la fatica del dubbio e rinunciamo in partenza. Mi è capitato moltissime volte. Ma è un peccato, fallire significa imparare. Sbagliare significa verificarsi fallibili e perdonarsi, per riprovare e fare meglio la volta successiva. Non era vero che non ero una morning person. Era una scusa. E le scuse non portano da nessuna parte.

E siccome non ci sono scuse, e ci ho preso gusto, il 13 ottobre parteciperò alla Deejay Ten a Milano. Non ho pretese di fare un buon tempo, ovviamente, ma sono super curiosa di vedere com’è partecipare a una gara di running e di scoprire come mi sentirò. Stay tuned.

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