Google Edu Originality – come cambia il modo di imparare dei nostri figli

Come mamma, e come secchiona, mi sono sempre chiesta come si possa aiutare i ragazzi, gli studenti, a mantenere una certa propensione alla rielaborazione del pensiero, alla distinzione tra ciò che è proprio e ciò che è frutto dell’ingegno altrui in un mondo in cui tutto è disponibile, spesso l’autorevolezza delle fonti lascia a desiderare e dove ci si può trovare ad interagire con un contenuto apparentemente scritto da un signor nessuno ma che, guarda caso, tocca le nostre corde intellettuali ed emotive proprio come farebbe la riflessione di un grande pensatore o di un grande letterato.
E magari lo è davvero, il pensiero di un grande pensatore o di un grande letterato, solo che il ragazzo non ha gli strumenti per riconoscerlo. Quando ero studente io le cose erano molto diverse. Si imparava sui libri, i link erano qualcosa che ancora utilizzavamo con stupore e meraviglia ed avevamo appena iniziato a saltellare di qua e di là nella rete mordicchiando contenuti di vario tipo e natura. Ora, lungi da me il mantra si stava meglio quando si stava peggio, ma penso fosse più facile per noi riuscire a distinguere ciò che era valido (o validato) e ciò che non lo era, e farci un’idea precisa di un argomento.

Potremmo naturalmente dissertare ore nel cercare di individuare tutte le storture e tutte le filosofiche interpretazioni di quel dato argomento per come ci veniva proposto e bla bla bla. Ma non è questo il punto. Se dovevi scrivere un saggio su un argomento e ci inserivi la citazione di qualcuno sapevi che si trattava di una citazione, virgolettavi, inserivi la nota a piè di pagina e citavi la tua fonte. Fine dei giochi. Semplice.
Oggi, secondo me, la cosa non è più così scontata, e quantomai urgente.

Ebbene, ad Agosto 2019 Google for Education ha lanciato uno strumento in Beta per studenti e insegnanti che mi sembra molto interessante in quest’ottica. L’obiettivo è quello di aiutare gli studenti a mantenere un buon livello di originalità nei loro lavori, analizzandone il livello di autenticità direttamente dentro una interfaccia di valutazione e sfruttando, naturalmente, il potere di ricerca di Google stesso.

Come?
È possibile, per esempio, usare lo strumento per cercare all’interno di un testo citazioni mancanti, aiutando contemporaneamente l’insegnante a verificare l’originalità di un lavoro e lo studente a migliorare la propria competenza accademica imparando a valutare attentamente l’importanza delle fonti a cui si affida, la rilevanza della citazione laddove necessaria e aumentandone di conseguenza il livello di consapevolezza più generale.
Usando il potere della ricerca su Google, i rapporti sull’originalità confrontano il lavoro degli studenti con centinaia di miliardi di pagine web e decine di milioni di libri. Le citazioni, così, mettono in evidenza citazioni mancanti, parafrasi inefficaci o plagio involontario a causa dell’elevata somiglianza e del collegamento con la fonte esterna. Attraverso lo strumento, gli studenti possono eseguire rapporti di originalità fino a tre volte prima di inviare, consentendo loro di identificare e affrontare gli errori di citazione e risparmiando tempo sulla valutazione.

Ma tutti questi lavori degli studenti, che vengono sottomessi attraverso questo tool, che fine fanno?
Google tiene ad essere molto chiaro su questo punto: il contenuto appartiene allo studente o alla classe, o all’insegnante che lo ha prodotto. Il lavoro degli studenti che è stato scansionato con lo strumento non è conservato o di proprietà di Google. In futuro, hanno tuttavia in programma di aggiungere un’opzione per le scuole per avere un repository privato degli invii degli studenti – di loro proprietà – in modo che gli insegnanti e gli studenti possano vedere le corrispondenze peer-to-peer.

Insomma, come sempre la tecnologia non è un male o un bene in senso assoluto. Dipende dall’uso che se ne fa. E in questo caso specifico, questo mi pare un utilizzo decisamente interessante.


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