Questo 2019 è un anno che mi sta mettendo a durissima prova, sotto tanti punti di vista. Come spesso accade in queste situazioni ho avuto la sensazione di non farcela, di soccombere, che fosse tutto too much. Ci sono stati giorni in cui ho avuto solo voglia di piangere, giorni in cui la stanchezza, l’ansia e lo stress si sono mangiati letteralmente tutte e 24 le ore che mi erano concesse.
Ma, come si dice, dietro ogni crisi si nasconde una opportunità e devo dire che anche per me è stato così. Del resto ho sempre pensato che se esiste un proverbio o un modo di dire ci sarà pure un perché. Ed ecco che ho deciso di analizzare le cose da un altro punto di vista, per accertarmi che quest’anno non fosse stato solo un annus horribilis, ma anche un bel cestino pieno di lezioni da imparare. In effetti ne ho trovate parecchie.
In particolare mi sono resa conto che ho sempre cercato di capire quali fossero i comportamenti virtuosi messi in atto dalle persone che, a mio avviso, sono realizzate e soddisfatte della propria vita ma non mi ero mai soffermata a riflettere sui comportamenti che invece NON mettono in atto, sulle cose che evitano assolutamente, sugli errori che rifuggono. Il che ha esattamente lo stesso valore anzi, in un certo senso, è quasi più facile evitare qualcosa che costruire una abitudine del tutto nuova. O forse le due cose coincidono?

1. Essere sempre distratta da “qualcos’altro”

Mi è capitato, a volte, di trovarmi in una riunione con delle persone e, causa computer, causa telefono, trovarmi d’improvviso altrove. Un messaggio su Whatsapp, una notifica di una e-mail e puff, attenzione svanita e questa smania di esserci a tutti i costi, essere ovunque e per chiunque. Solo che alla fine non ero davvero in nessun posto.
È vero, a volte mi sento strattonata contemporaneamente in molte direzioni diverse, ma penso anche che si possa trasformare questa sensazione in un modo per ricordarmi di focalizzarmi sul momento in cui mi trovo e sulle persone con cui sto interagendo. Che siano presenti di persona o in remoto, non importa. Destinare la mia completa attenzione a quello che sto facendo in quel momento significa ridurre drasticamente i tempi di completamento di quel task, essere in grado di pensare in modo più lucido e, in ultima istanza, prendere decisioni migliori. Oltre, naturalmente, all’avere rispetto per la persona o le persone con cui sto interagendo.

2. Tutto chiacchiere e distintivo

Mi sto allenando per una maratona.” “Mi sto lanciando in un nuovo business.” Basta con gli annunci di intenzioni. Solo annunci, eventualmente, di cose fatte e risultati raggiunti.

Perché? Per due motivi diversi. Il primo è che una volta completato il viaggio e raggiunto, o non raggiunto, l’obiettivo, sarò in grado di guardare al percorso con maggiore chiarezza ed, eventualmente, condividere qualcosa di autentico e significativo in merito all’esperienza appena fatta.
Il secondo è che esiste una regola psicologica che governa le intenzioni e i risultati. Sembra che il solo fatto di esternare una intenzione, rendendola pubblica, come magari possiamo fare oggi sui social, possa avere un effetto controproducente. Immaginiamo, riprendendo l’affermazione di inizio paragrafo, di scrivere su Facebook: “Inizia il mio allenamento per la Maratona di New York“. Wow, figata. Tutti mettono like, riceviamo commenti di approvazione e di stima, supporto, incoraggiamento. Ebbene, tutto questo teoricamente dovrebbe spingerci a lavorare duro per raggiungere il nostro scopo e invece spesso non è così. Perché il nostro cervello lavora in modi bizzarri e questo applauso preventivo, questa gratificazione immediata, in qualche modo gli basta.
A quel punto, dal momento che la gratificazione l’abbiamo avuta, la nostra motivazione crolla o rischia seriamente di essere compromessa. Ne vale la pena? Io credo di no. Penso che invece avrò sempre voglia di condividere con i miei amici la gioia di un successo raggiunto. E allora quell’applauso avrà molto più valore.

3.Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Gli amici. I conoscenti. I collaboratori. Possono essere coloro che ti incoraggiano a diventare la miglior persona possibile oppure possono tirare fuori il peggio di te. Hai deciso di bere meno alcool? Uscire con persone che adorano bere e che magari non esitano anche ad andare oltre non è esattamente il genere di compagnia che si consiglia in questi casi. Ma è solo un esempio, che può essere applicato ad ogni ambito della propria crescita personale e professionale.
Qualunque sia il cambiamento che si desidera fare nella propria vita, circondarsi di persone che ti supportino nel raggiungimento del tuo scopo è qualcosa di fondamentale. Perché l’uomo è un animale sociale che si ciba dell’energia degli altri e offre loro la propria. E come quando mangiamo schifezze ci vengono i brufoli, così nutrirsi di energie dannose non può certo aiutare.
Questo non significa affatto circondarsi di yes men, attenzione. Spesso è esattamente l’opposto. Ma è importante che chi ti sta vicino condivida i tuoi obiettivi e sia lì per spronarti a raggiungerli, non per dirti che non ce la farai mai o che i tuoi obiettivi sono impossibili.

4. Ce l’hanno tutti con me, perché sono piccolo e nero

La sindrome di Calimero è sempre dietro l’angolo. No, non sto dicendo che la vita sia sempre rose e fiori. Le spine sono molte più dei petali profumati e chiunque non lo riconosca semplicemente non dice la verità. Ma possiamo pur sempre cercare di concentrarci sulle cose positive senza far finta che le negative non esistano. Possiamo mantenere una prospettiva realistica senza sottolineare ad ogni passo tutte le cose che non vanno. Facile? Per nulla, specie nei momenti in cui ci si sente al buio, in una strada senza uscita. Ma possibile. È qualcosa che si può imparare. Chiunque di noi conosce qualcuno che non perde occasione per lamentarsi, sempre e di qualunque cosa. Avere una giornata storta capita a tutti, ognuno di noi ha quei giorni in cui è meglio stargli lontano e quando capita a me sono davvero insopportabile. Ma se vi succede di detestare sempre tutto, avrete una vita orribile e, sì, avete un problema. Semplice e chiaro, chiedete aiuto.

5. Non fare oggi quello che potresti fare domani

Io, l’artista del rimandare. Se c’era una cosa in cui ero maestra è proprio il procrastinare tutte le cose che non mi piace fare, tutte le cose che mi mettono ansia, tutto ciò che non è divertente. Analizzando i risultati di questo comportamento, però, ho capito che era per me una pessima scelta. E ho la netta sensazione che lo sia per chiunque.
Rimandare qualcosa che ci preoccupa o che non ci piace significa lasciarlo in sotto traccia, a volte neanche tanto sotto, nel nostro cervello per un tempo molto più lungo di quanto sarebbe necessario. Questo ci procura un senso di malessere generale e uno stato di ansia più o meno grave, in relazione all’importanza di ciò che stiamo rimandando. In più, con l’avvicinarsi ineluttabile della scadenza entro la quale dobbiamo portare a termine quella azione, quella attività, questa ansia non farà che aumentare.
E ci sono ottime probabilità che infici anche la bontà o l’efficacia nel nostro modo di affrontare la questione, qualunque essa sia.
Ebbene, non rimando più nulla. Mi levo il pensiero subito, o il dente come si suole dire. Risultato? Riduzione dei livelli di stress, maggiore soddisfazione e rispetto per me stessa.
Esistono delle situazioni in cui rimandare è lecito? Certo. Si può rimandare solo quando si è sicuri che questo significhi poter fare un sensibilmente lavoro migliore di quello che potresti fare subito. Ma, diciamocelo, quante sono queste occasioni?

6. Non ti sento

Essere un buon ascoltatore ti aiuta sicuramente a imparare tanto dalle persone che hai intorno e a valutare in modo ponderato le tue scelte e, sul lungo periodo, migliora anche la qualità delle tue relazioni rendendole più strette e più importanti.
Ho ascoltato molto poco, e ne pago le conseguenze. Mettersi in ascolto non significa non poter poi pensare con la propria testa o non agire in autonomia. È solo un modo intelligente di raccogliere informazioni per prendere decisioni migliori. E non solo. Siamo tutti capaci di dare un abbraccio, ma sono pochissime le persone che alzano il telefono solo per chiedere Come stai?
Non nego che a volte mi metto un alert sul telefono per ricordarmi di chiamare, senza scopo alcuno, le persone a cui tengo. Buffo? Forse. Ma è parte del mio impegno a prendermi cura di loro. Perciò il mio consiglio è quello di chiedere, ascoltare e prendersi cura. E poi ancora, ancora e ancora.

7. Non ce la posso fare, sono troppo stanca

Quante volte mi sono sentita pronunciare queste parole. Ma abbiamo tutti dei momenti in cui vogliamo solo cancellare piani e impegni, buttarci sul divano e lasciarci andare. A volte, persino lo sforzo di lasciare casa, anche fosse solo per andarsi a divertire o per una cena con gli amici, sembra comparabile ad una fatica di Ercole.
Ma alla fine quello che rende la vita ricca e piacevole sono le nuove esperienze. Quando cediamo alla pigrizia, non stiamo facendo altro che evitare, in buona sostanza, di partecipare attivamente alla nostra stessa vita. Un po’ un controsenso non vi pare? Per non parlare poi del fatto che questo non è carino nei confronti dei nostri amici, della nostra famiglia o del nostro partner che magari ha voglia di condividerla con noi.

8. Non mi interessa, non mi riguarda

Sapere. Conoscere. Imparare. Molto faticoso a volte, anzi spesso. A volte arrivo alla sera così stanca che la sola idea di aprire una pagina di un libro mi distrugge. E così per parecchio tempo io, lettrice avida da tutta la vita, ho rinunciato. Una fesseria.
Così ho deciso di leggere la mattina presto, svegliandomi solo 20 minuti prima del solito. In 20 minuti si riescono a leggere alcune pagine di un libro, a mente fresca, e vi assicuro che vi stupirete di quanti libri comporranno la vostra lista annuale se prenderete questa sana abitudine. In più, almeno per me, leggere la mattina influisce positivamente sull’umore della giornata e mi aiuta a essere più focalizzata su quello che faccio durante il giorno.
Oggi più che mai l’accesso alle informazioni e alla conoscenza è più facile che in qualunque altra epoca storica. Questo non significa che ognuno di noi possa realmente fare qualunque cosa, ci sono comunque barriere strutturali e limiti a quello che possiamo fare ma una cosa è sicura: quando facciamo domande, quando leggiamo un libro, quando siamo curiosi e avidi di sapere, aumentiamo immediatamente le nostre potenzialità, sia in termini immediati diventando più esperti in una data materia che magari in quel momento ci serve sul piano professionale, ma anche per dare forma ad un futuro che ci somigli realmente.

9. L’educazione innanzitutto

Cerchiamo sempre di essere gentili. In un mondo in cui l’odio, specie sui social, la fa da padrone, cerchiamo di distinguerci per gentilezza, onestà e trasparenza. Non starò certo a spiegarvi cosa questo significhi nella pratica, onestamente se avete difficoltà a capire cosa sia una persona gentile o cosa significhi comportarsi in modo gentile beh, avete dei problemi.

10. Basta, mi arrendo

Thomas Edison diceva: La strada più sicura verso il successo è provarci una volta di più.
Beh, un sacco di volte siamo portati, io per prima, ad arrenderci. A rinunciare, a dire non ce la faccio, non sono capace, è troppo difficile per me. Mi sono imposta di provarci sempre, di non avere paura, di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di insistere. Posso dirvi solo una cosa: funziona.

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