Le proteste di Hong Kong costringono i giganti dei social media a prendere posizione contro la propaganda.
È ormai da tempo che le preoccupazioni sulla enorme capacità della Cina di diffondere la disinformazione attraverso i social media sono in cima all’agenda delle priorità delle big company dei social. E bisogna anche dire che fino ad ora non abbiamo visto i cinesi mettere in campo nessuna azione preventiva o dissuasiva di tale comportamento. Twitter, Facebook e Youtube sono ancora oggi tutti bloccati nella Cina continentale. Tuttavia, tutte e tre le piattaforme hanno scoperto che gli account cinesi hanno distribuito nel mondo informazioni false sulle proteste di Hong Kong proprio i loro canali.

Da quasi tre mesi, infatti, Hong Kong è attraversata da un pacifico movimento di protesta che sta bloccando il cuore finanziario della città e creando non pochi problemi alla Cina. Le proteste, iniziate il 9 giugno come rifiuto di un emendamento alla legge sulle estradizioni, ormai sospesa da più di due mesi, si sono trasformate in un’aperta opposizione all’ingerenza sempre più accentuata di Pechino nell’autonomia di Hong Kong.

Ebbene, secondo quanto riferito da Bloomberg, Facebook e Twitter hanno chiuso migliaia di account collegati al governo e alle istituzioni cinesi che diffondevano false informazioni proprio sulle manifestazioni di Hong Kong e sulle loro ragioni alla fine della scorsa settimana. Youtube è stato l’ultimo ad agire, chiudendo giovedì ben 210 canali. Le piattaforme stanno ottenendo molti elogi per aver assunto un ruolo attivo contro la propaganda e la disinformazione sponsorizzate dallo stato.

Nel caso di Twitter, come aveva fatto in occasioni precedenti affrontando problemi simili con i contenuti russi, ha deciso di vietare tutta la pubblicità dai notiziari controllati dallo stato dopo che Xinhua, il media cinese appoggiato dallo stato, ha sponsorizzato annunci sulla piattaforma proprio per sostenere questa campagna di vero e proprio information marketing finalizzato alla distorsione di informazioni su quanto stia realmente accadendo. Facebook, in cui il governo cinese (attraverso le sue agenzie mediatiche statali) è stato ed è attualmente un grande acquirente di annunci pubblicitari, non ha intenzione di seguire questa strada.

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