Forse non ti interessa cosa c’è nelle tue cartelle cliniche, ma se interessasse a Google?

Una class action è stata avviata il 26 giugno scorso nei confronti di Google e dell’Università di Chicago, o meglio il Medical Center dell’Università di Chicago, accusate di aver condiviso dati identificativi dei pazienti nell’ambito di una partnership che era partita nel 2017 e che aveva come obiettivo quello di rendere Google capace di “prevedere con precisione eventi medici – ad esempio se i pazienti saranno ricoverati, quanto rimarranno e se la loro salute si sta deteriorando”.
All’epoca, in un post sul blog, Google aveva dichiarato che sarebbero state utilizzate “cartelle cliniche non identificate” provenienti da Chicago e che sarebbero state “private di qualsiasi informazione di identificazione personale”.

In realtà, sembra che la de-identificazione sia stata un fallimento. I registri non erano sufficientemente anonimizzati e mettevano potenzialmente a rischio la privacy dei pazienti, si afferma nella causa. Per esempio l’Università aveva condiviso con Google centinaia di migliaia di record di pazienti degli anni tra il 2009 e il 2016, che includevano informazioni su date come l’ospedalizzazione e le dimissioni dall’ospedale e anche le note dei medici, informazioni che si sarebbero potute utilizzare per identificare i singoli individui, se incrociate con i dati localizzati raccolti da Google’s Android mobile OS.
Non solo, ma le informazioni contenute nei file erano davvero numerose e comprendevano l’altezza, il peso e i segni vitali delle persone; se soffrivano di malattie come il cancro o l’AIDS; e registrazioni di recenti recenti procedure mediche, tra cui trapianti e aborti.

L’interrogativo è ovvio quanto disturbante. Le aziende tecnologiche sono o non sono adatte a gestire i dati sanitari, quando si stanno affacciando a una delle aree più promettenti e più redditizie dell’IA, ovvero la diagnosi dei problemi medici?
Negli ultimi anni, aziende come Microsoft, Apple e Google hanno proposto tutti i loro servizi alle istituzioni mediche, promettendo di poter aiutare a organizzare i dati medici e di poter utilizzare queste informazioni per sviluppare nuovi strumenti diagnostici per l’intelligenza artificiale. Ma questi piani incontrano sempre più spesso resistenze da parte dei difensori della privacy, i quali affermano che questi dati forniranno ai giganti della tecnologia una visione senza precedenti sulle vite dei loro clienti.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.