Sì certo, come no. Già vi vedo nei vostri CdA ergervi a paladini della tutela della privacy dei vostri utenti.
No, dai, cedere i dati anche all’azienda che fa scopini per il water ci farà guadagnare 2 trilioni di dollari ma non possiamo accettare, in nome del rispetto della privacy dei nostri utenti“.

Per cortesia, siamo seri. Quando vedo quel disclaimer grande e grosso in home su un sito mi viene l’orticaria, giuro. Salvo poi avere uno scroll di 20 minuti se uno volesse minimamente leggersi per bene tutta l’informativa sulla privacy. Cosa che, beninteso, dovremmo fare tutti prima di flaggare alcunché ma che, altrettanto ovviamente, non possiamo fare a meno di non ricevere un compenso per le ore spese nel tentativo di decifrare tali comunicazioni.

Ho un e-commerce, so perfettamente quanto vale in termini economici una spunta sul bottoncino “si, voglio ricevere la vostra newsletter” e so altrettanto bene quanto vale la spunta sul cosiddetto Flag B, che ti consente di cedere i dati dei tuoi visitatori a terze parti, specificandone quantomeno le categorie di appartenenza. E su questo potremmo aprire un nuovo capitolo.

Ma spiaccicarmi una scritta gigante che mi fa quasi commuovere al pensiero di quanto tu ci tenga alla mia privacy, caro negoziante o caro editore, solo per farmi accettare di corsa i cookies per il nervoso che mi viene a non riuscire nemmeno a visualizzare la home beh, mi sembra un filo eccessivo.

Missione compiuta, certamente. Ma non in grande stile.

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