Genitori in gabbia

Notizia di questi giorni, l’atto dell’Amministrazione Trump nei confronti dei migranti latinoamericani. Tenere i bambini sul suolo americano, temporaneamente rinchiusi in gabbie, separandoli dai propri genitori.

Ora, posto che quasi non riesco a commentare e a immaginare come si possa addivenire a una tale aberrazione, e mentre mi domando se le possibilità di intervento della comunità internazionale si debba limitare a una dissociazione morale da questo tipo di azioni, la mia solidarietà in questo momento va ovviamente a quei piccoli cuccioli d’uomo spaventati ma, e vi prego di scusarmi, va ancora di più ai loro genitori.

Se si fosse cercato di progettare una forma di tortura più atroce, una tortura da tempi moderni, mi viene da dire, ebbene credo che questa lo sia. Domenica sera ho lasciato Emma dai nonni e dagli zii, in un ambiente pieno d’amore e di cura, con le cuginette a giocare e divertirsi, in campagna. Ebbene, un atto così familiare, così tranquillo, così safe, mi provoca una malinconia e un senso di preoccupazione costante che non vi sto a dire: avrà mangiato, avrà dormito, sentirà nostalgia? Sarà serena?

Ora. Provate per un solo istante a mettervi nei panni di quelle mamme e di quei papà che i bambini se li sono visti portare via. Che non sanno esattamente dove siano e con chi, e che cosa eventualmente stiano subendo. Che hanno la certezza matematica di un figlio in lacrime che vuole mamma e papà perché ha paura, perché non capisce cosa stia accadendo. Provateci, se ci riuscite. Perché io non ci riesco veramente, per fortuna. Non ci riesco perché grazie al cielo non sono nella condizione di provare quella sensazione e, non provandola, va oltre le mie capacità di empatia. È qualcosa di troppo per me.

Forse è questo il punto. Non siamo più in grado di provare empatia per un altro essere umano. Non vuoi i migranti sul tuo territorio? Mi fai schifo abbastanza, perché non sei in grado di gestire flussi che sono sempre esistiti e con cui dovremo imparare a convivere. Ma separare un bambino dalla sua mamma o dal suo papà, da un lato e dall’altro di un confine questo no, questa non è politica. Questo è orrore.

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