Il medico può mentire alla madre

Notizia di ieri: “Siamo a un passo dall’eliminazione dell’aborto in Texas“.

In buona sostanza, dopo che l’aborto in questo Stato era consentito solo entro le 20 settimane di gestazione, oggi può essere eseguito entro i 90 giorni della gravidanza. Già pazzesco di per sé, ma non è tutto. La legge solleva il medico curante da qualunque responsabilità legale nel caso scelga di mentire alla madre in relazione ad eventuali malformazioni o criticità sul piano della salute del feto.

Ora, da madre non è che accolga l’aborto con leggerezza. Ma lo considero un diritto sacrosanto (senza nessuna accezione religiosa della parola sacro). Ci sono innumerevoli situazioni in cui l’aborto è una scelta salvifica, paradossalmente anche per il bambino che non verrà al mondo oltre che per sua madre e suo padre quando presente. Mi sembra del tutto medievale un Paese che consente di appropriarsi della vita di due persone, madre e figlio, decidendo per loro il futuro. Decidendo i loro sentimenti. Stabilendo se e come e quale vita saranno costretti a vivere.

Mentre aspettavo Emma, nonostante non fosse obbligatoria o gratuita e la mia età mi consentisse esami meno invasivi, ho deciso di sottopormi ad amniocentesi. La mia situazione familiare era perfetta, stabile, serena. La nostra era una bimba (anche se ancora non sapevamo che fosse una femmina) desiderata e cercata e tutto era nella perfetta normalità di una coppia che si accinge ad accogliere un bambino. Ma io ho voluto fare l’amniocentesi, consapevole del fatto che avesse dei rischi. Perché? Perché volevo sapere. Volevo sapere tutto di quell’esserino che cresceva dentro di me. Volevo sapere se stava bene, volevo sapere di che sesso fosse, volevo essere sicura che fosse tutto a posto.

Oggi, con il senno di poi e ringraziando non so quale fortuna che mi ha messa al riparo da decisioni che mai mi vorrei trovare a dover prendere, non so dire cosa avrei deciso di fare se avessi scoperto che Emma aveva dei problemi, magari gravi. Sarebbe troppo facile dire “avrei abortito”, perché conoscendomi (ma mi conosco poi davvero così a fondo?) non sarei stata capace di accettare un figlio o una figlia complicati, di cui avrei dovuto condividere il dolore quotidiano, le enormi difficoltà. Non lo so. Mentirei se dicessi di avere certezza su ciò che avrei fatto.

Ma in quel momento, la sola idea di avere la possibilità di scegliere, mi è sembrata la cosa più ovvia, più giusta e più rassicurante del mondo. Perché non siamo tutti super eroi. E fare la mamma (e il papà) è difficile ogni giorno con un bimbo sano e felice. Non so se io sarei stata capace di essere una brava mamma per un altro tipo di figlio. E attenzione, conosco moltissime persone che lo sono. Le ammiro, le rispetto profondamente e mi sembrano veramente delle creature speciali e magiche. Loro e i loro figli. Soltanto non sono sicura che ne sarei capace io. Che lo vorrei.

E mi sembra pazzesco che oggi, 23 marzo 2017, siamo ancora a parlare di questo.

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